SALTARE I PASTI FA MALE…..ANZI MALISSIMO

Premesso che fare dieta è “equilibrio alimentare” e dover dimagrire attiene solo alla perdita di tessuto adiposo, la teoria secondo la quale saltare un pasto durante la giornata, fa bene all’organismo , è del tutto infondata e al contrario vi dimostro come sia deleteria questa pratica, per il benessere e l’equilibrio metabolico.

Saltare i pasti predispone al digiuno, ma vediamo cosa accade :

-Rallenta il metabolismo
-Predispone alla perdita di massa magra (fibra muscolare)
-Predispone ad aumentare la massa adiposa (grasso sottocutaneo localizzato)
-Predispone alla produzione di corpi chetonici (acetone)
-Predispone allo stress fisico e metabolico (nervosismo)
-Predispone all’aumento di peso nel tempo

Approfondiamo questi aspetti:

L’organismo posto in una condizione di privazione da cibo, si mette in “allerta” ossia la mancanza di introito alimentare causa l’abbassamento del valore glicemico nel sangue, (ipoglicemia) quindi diminuzione del benessere energetico e ne consegue un blocco del metabolismo, (difesa organica).
Da qui derivano tutti quei sintomi conseguenti al digiuno: capogiri, astenia e debolezza fisica, sonnolenza, emicrania. Sintomi di stress e nervosismo dovuti alla privazione, infatti le ghiandole surrenali in  carenza di nutrienti, rilasciano più cortisolo detto anche “ormone dello stress” quindi aumento dell’irascibilità. Il cervello è risaputo che si nutre di zuccheri, la mancanza di nutrimento abbassa i livelli di glucosio nel sangue e sicuramente il pasto successivo porterà all’introito di carboidrati doppio, quindi squilibrio alimentare e aumentata stimolazione dell’appetito fino al desiderio di ogni tipologia di cibo anche quello “poco sano” (cibo e psiche).
Certo è difficile credere che solo per aver saltato 1 pasto al giorno andiamo incontro a tanti effetti negativi, invece è proprio così, basti pensare che all’inizio si perdono liquidi (e fin qui nulla di grave) poi i muscoli rappresentano per l’organismo la fonte glucidica (glicogeno muscolare) più appetibile nella lotta contro la mancanza di nutrienti, certo nel frattempo la bilancia avrà segnato una diminuizione di peso ma in realtà equivale a meno muscoli e più massa grassa ancora depositata (<muscoli=>massa grassa=rallentamento metabolico) l’organismo brucia meno e non appena gli darete un pasto successivo, riprenderete tutti i chili persi aggiungendone qualche altro.
Saltare i pasti non è quindi equilibrio dietetico né psico-fisico anzi queste pratiche altalenanti predispongono all’anoressia e/o alla bulimia (disturbi del comportamento alimentare) inoltre ricordatevi che il cuore è un muscolo quindi tale pratica conduce a disturbi dell’apparato cardiovascolare, alterazioni del ciclo mestruale, infertilità. Quando si digiuna specialmente, se ciò accade spesso, il corpo è in carenza di nutrienti e allora si aiuterà da solo, ricavando le molecole nutritive degradando se stesso (autolisi).
Inizia ad utilizzare riserve di glucosio da muscoli e fegato (GLICOGENOLISI) sottoponendo quest’ultimo ad un lavoro  maggiore  Successivamente utilizza i trigliceridi per ricavare glicerolo, da cui deriverà altro glucosio (GLUCONEOGENESI). Da qui si ha produzione di corpi chetonici ossia l’acetone, acetoacetato ed il D-beta- idrossibutirrato (CHETOSI) sostanze tossiche per l’organismo. L’acetone è molto volatile e viene eliminato attraverso la respirazione, (verificabile dall’alito acre) gli altri due, invece vengono trasportati nel sangue e sono causa di acidosi che è una condizione caratterizzata da un aumento di acidità del sangue (abbassamento di pH ). La chetosi (detta anche acetonemia) è una condizione che si manifesta durante il digiuno prolungato, in carenza di carboidrati o per intenso consumo di energia (attività fisica prolungata) quindi in tutte quelle condizioni di deficit glucidico (ipoglicemia), un po’ come succede in età pediatrica (es. condizione febbrile, vomito) e nei diabetici non controllati.

A proposito del deficit glicemico va detto anche che non mangiare carboidrati (eliminazione dalla dieta) porta alla diminuzione di serotonina il cui ruolo è contro la depressione e l’obesità. Entra infatti nella regolazione di molteplici attività a livello del Sistema Nervoso Centrale, quali controllo della soglia del dolore, induzione del sonno, regolazione dell’attività endocrina ipofisaria, eccitabilità neuronale, termoregolazione, appetito, comportamento sessuale, aggressività. Molteplici studi hanno dimostrato che un aumento dei livelli della serotonina (cosa che non avviene in carenza di carboidrati) porta ad innalzamento del tono dell’umore, diminuzione dell’appetito, miglioramento del sonno. Viceversa, sindromi depressive si manifestano, nella maggior parte dei casi, a causa di un difetto di serotonina infatti dalle diete sbagliate alla depressione il passo può essere breve.
Diffidate, quindi, da diete miracolose che vi promettono cali assurdi e tempestivi di peso o vi propongono prolungati digiuni, e tenete sempre a mente che per dimagrire, bisogna imparare a mangiare sano!

 

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D.ssa Claudia Bottino

Nutrizionista
Laurea 1 livello in Dietistica
Presso UNIPA Laurea Magistrale
Laurea Magistrale in Scienze dell’alimentazione e Nutrizione Umana presso UNIPG (Univ. Perugia)
Scienze Biologiche e Abilitazione esercizio professionale UNIPA

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